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Castelsardo.   26 Maggio 2004

Stroncato a 26 anni da un tumore. L'ira dei genitori
Muore dopo la naja: «Ucciso dall'uranio»
Aveva prestato servizio militare a Capo Frasca

«Lo abbiamo capito subito, dopo la prima crisi epilettica. Abbiamo pensato a una tragedia imminente. Ma davanti a lui abbiamo sempre fatto finta di niente. È morto a 25 anni, continuando la vita di sempre, davanti ai nostri progetti finti, che lo aiutavano a sperare». Costanza è minuta, ma sprigiona una forza sovrannaturale. Sopra la tovaglia a uncinetto stropiccia le foto del fratello: Maurizio sorridente il giorno del congedo, Maurizio in divisa seduto su un muretto, Maurizio con gli amici. Le altre foto le lascia per ultime: Maurizio gonfio per il cortisone, Maurizio invecchiato, bombardato dalla radioterapia e dalla chemio. Continuava ad andare allo stadio: la sua squadra del cuore, il Castelsardo, gli aveva dedicato la salvezza nel campionato di eccellenza. Costanza racconta, nella cucina di una casa rosa, alla periferia di Castelsardo. Suo fratello è morto l'altra domenica. Tutti hanno sperato fino all'ultimo, poi se lo sono riportato a casa. Un anno e mezzo prima era toccato a Gianni, un suo commilitone. 26 anni e una morte silenziosa, di cui nessuno ha mai saputo nulla. Non c'è certezza ma il fantasma dell'uranio impoverito aleggia su tutta la storia, ancora. «Non può essere una coincidenza. Un altro ragazzo che aveva prestato servizio a Capo Frasca, era morto nello stesso modo, nello stesso periodo. Maurizio era partito a vent'anni, faceva il cuoco, ma ci raccontava di quando lo facevano uscire a raccogliere mine e proiettili, fuori nel poligono». In cucina una foto di padre Pio campeggia sul camino, incastonato di conchiglie. È una famiglia semplice e dignitosa, quella di Maurizio e Costanza. Il padre lavora all'ospedale, la mamma fa la casalinga. «È lei la roccia - sussurra Costanza - una forza inspiegabile». La mamma è raggomitolata in un angolo del divano, gli occhi rossi ormai asciutti. «Non gli abbiamo mai dato un segno di cedimento. Ora abbiamo perso tutto, ma non la forza di chiedere la verità». «Quando Maurizio è rientrato da Capo Frasca era felice - continua Costanza - Poteva finalmente riprendere il suo lavoro da elettricista, era bravo e lo faceva con passione. Un anno dopo la prima crisi epilettica: lo abbiamo accompagnato all'ospedale di Sassari, dopo un mese di calvario siamo volati a Milano dove lo hanno operato al cervello, per scoprire con una biopsia che aveva un tumore e che era impossibile intervenire. Da quel momento è stato un susseguirsi di esami e di trattamenti sperimentali. In casa non abbiamo mai parlato di tumore. Forse lui sospettava, forse ne ha parlato con Gianni due anni fa, durante l'ennesimo ricovero in ospedale. Si erano ritrovati lì, per caso, uniti dalla stessa malattia. Cinque anni prima erano militari insieme. Quando Gianni se n'è andato non glielo abbiamo detto, abbiamo nascosto i giornali». Falco Accame, presidente dell'associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle Forze armate dà man forte ai familiari: «Su una questione così grave, dieci morti denunciati nell'Isola, dovrebbe intervenire il Capo dello Stato»