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Sardegna, il male oscuro de La Maddalena
di Davide Madeddu

Chissà se si tratta solamente di strane coincidenze. O se invece, dietro l'aumento dei casi di tumore al sistema emolinfatico riscontrato negli abitanti dell'isola di La Maddalena, in quelli di Quirra (frazione vicina al poligono di Perdasdefogu) e in ventiquattro militari che sono stati in Macedonia, ci sia dell'altro. Il filo maledetto che unisce le zone e storie differenti si chiama linfoma di Hodgkin. La malattia che colpisce il sistema emolinfatico e sino a oggi non ha risparmiato neppure gli abitanti dell'isola di La Maddalena che, anzi, devono fare i conti con una crescita esponenziale. A denunciare un aumento dei casi di tumore al sistema emolinfatico tra gli abitanti dell'isola di La Maddalena è il medico Natale Tedde che, dati alla mano, disegna un quadro tutt'altro che tranquillizzante. «Negli ultimi dieci anni la popolazione maschile di La Maddalena colpita da tumori al sangue, al sistema emolinfatico e alla pelle è raddoppiata rispetto ai dati previsti dagli standard nazionali ed europei».

I malati sono 78

Per la precisione, nel solo 2003 a La Maddalena (secondo quanto emerge dal registro dei tumori istituito dai medici generici e dai pediatri) si sono ammalate 78 persone. Un dato che contrasta anche con quelli registrati nel resto della provincia di Sassari. «I numeri forniti dall'Asl, seppur piccoli, non devono essere sottovalutati - aggiunge Tedde -. Dimostrano che c'è qualcosa che non va. E deve essere ricercata nello stile di vita, nell'ambiente o nelle aree di lavoro». Non solo. «Naturalmente - continua il medico - non bisogna dimenticare che un'alta concentrazione di queste malattie è stata registrata in aree dove è stato fatto uso di uranio impoverito». Proprio per questo motivo, e individuare le cause di questo fenomeno, i componenti del comitato spontaneo per La Maddalena, assieme ai rappresentanti del centro sinistra, hanno chiesto «chiarezza», sull'utilizzo dei materiali usati nell'isola. Gli abitanti puntano il dito contro la base militare e soprattutto sui materiali usati negli ultimi trent'anni. A motivare la protesta degli abitanti, i dati forniti dal Criirad, il centro ricerche francese riconosciuto dal ministero della Sanità di Parigi, che ha constatato nelle alghe rosse una concentrazione di Torio 234 superiore di 400 volte ai limiti stabiliti dalla legge. Percentuale che secondo i responsabili dell'Amministrazione comunale sarebbe provocata dalla presenza di rocce granitiche. Tesi non accolta dagli abitanti e dai rappresentanti dell'opposizione.

«Gli studiosi hanno dimostrato che un'elevata percentuale di Torio può essere stata provocata solamente dalla presenza di materiale radioattivo - dice Mario Birardi, in passato senatore del Pci - lo stesso professor Oggianu, fisico nucleare, ha detto che è impossibile che una concentrazione di Torio così elevata sia riconducibile ad eventi naturali. È nel corso di una delle tante manifestazioni che si è parlato anche di uranio impoverito».

Strane coincidenze che collegano gli episodi dell'isola dei misteri, come è stata ribattezzata La Maddalena, con i casi di Quirra, la frazione situata a pochi chilometri di distanza dal poligono interforze di Perdasdefogu e i morti del Kosovo. Francesco Carboni, componente della Commissione Giustizia alla Camera e membro della Commissione sulle ecomafie è categorico. «Qui, come dicevano i vecchi avvocati, ci sono tre indizi e quanto basta per fare una prova». Il resto è presto spiegato. «C'è, oggettivamente, un allarme che unisce La Maddalena a Quirra, al Kosovo. Se nel giro di un anno 3 soldati che hanno partecipato a quella missione sono morti per questi linfomi significa che c'è qualcosa che non va e non funziona».

Pensando al caporale Melis

Un problema che, partendo dalla base nata nel 1972 in seguito ad un accordo segreto tra il governo Andreotti e la Marina americana, arriva sino al centro situato in provincia di Cagliari e riguarda anche le vicende di Valery Melis, il giovane caporal maggiore scomparso qualche giorno fa dal linfoma di Hodgkin. «Il problema deve essere approfondito. A questo punto non si tratta di semplici coincidenze».

L'obiettivo è, ancora una volta l'uranio impoverito. E un eventuale utilizzo di questo materiale, sempre smentito categoricamente dai più alti rappresentanti delle istituzioni. «È vero che non può essere dimostrata una correlazione scientifica tra la presenza di uranio impoverito e l'insorgere di queste malattie - spiega Nazareno Pacifico, medico radiologo - però è anche vero che la correlazione è statistica. In presenza di uranio impoverito, ci sono i linfomi al sistema emolinfatico e al sangue. Sarebbe interessante vedere l'incidenza di questi mali nelle terre bombardate con l'uranio impoverito. Peccato però che nessuno lo voglia fare». Solo strane coincidenze?

Sardegna: uranio, ittime militari e civili

Amareggia constatare come sia stato necessario che le malformazioni genetiche colpissero anche i figli dei militari per dare un barlume di rilievo nazionale ai drammi che devastano le comunità della Sardegna costrette a convivere con i poligoni Nato.
Il coraggioso reportage di Sigfrido Ranucci ha reso eclatante lo stridente contrasto tra la grande attenzione prestata dalle testate più prestigiose alla "sindrome dei Balcani" che colpisce i militari e i loro figli e il silenzio tombale, mantenuto per oltre un anno, su quella che la stampa sarda, da tempo, definisce "la sindrome Balcani-Quirra-Escalaplano".
Ad oggi i dati documentati e ripetutamente denunciati dai media sardi sono i seguenti: Poligono interforze Salto di Quirra, un generale e quattro militari di leva uccisi dalla leucemia, due in lotta contro il male*; Quirra - frazione di Villaputzu- 150 abitanti, 13 persone divorate da tumori al sistema emolinfatico; Escalaplano, 2.600 abitanti, 11 bambini nati con gravi malformazioni genetiche.
Inquieta il sospetto/certezza che l'abnorme percentuale di neoplasie e alterazioni genetiche che devasta le due comunità a ridosso della base militare sia solo la punta dell'iceberg e basti indagare anche negli altri paesi per vedere riemergere sinistri fenomeni, strani episodi, finora attribuiti alla fatalità, che hanno il loro epicentro nei poligoni Nato

La "sindrome Quirra" si è delineata nel gennaio-febbraio dello scorso anno, contemporaneamente all'emergere della "sindrome dei Balcani" e alle "ammissioni" sul criminale uso di DU da parte della Nato, sia in Bosnia e nelle altre zone teatro di guerra, sia nei "normali" addestramenti nei poligoni di Francia, Gran Bretagna, Germania, Grecia, Spagna.*
Le denunce del sindaco di Villaputzu sull'inquietante percentuale di tumori nella piccola frazione di Quirra, incuneata tra la zona interna e la zona a mare dell'omonimo poligono, non hanno prodotto conseguenze per un intero anno. Sono ancora inascoltate le denunce di un medico di La Maddalena sulle anomale percentuali di focomelie e tumori ipofisari. Sono inascoltati gli allarmi sull'uranio impoverito e le richieste di un monitoraggio ambientale sui 7.200 ettari di terra e i 50.000 ettari di mare martoriati dalle attività del poligono terrestre, aereo e navale di "Capo Teulada", il poligono in cui ha prestato servizio brigadiere Giuseppe Pintus, morto di leucemia.
L'accurato reportage televisivo di Carmìna Conte, la decisa campagna stampa (avviata lo scorso febbraio dal quotidiano La Nuova Sardegna, frutto di un coraggioso e minuzioso lavoro d'inchiesta), l'attenzione dei vari media dell'isola, hanno costretto il ministero della Difesa ad intervenire. Dapprima, si è appropriato del ritornello del suo predecessore ulivista: "non è mai stato usato uranio". In un secondo tempo, incalzato dalla stampa locale e dalle interrogazioni parlamentari, ha riproposto il copione della farsa- Mandelli messa in scena dall'ex ministro Mattarella: risibili indagini sedicenti scientifiche per tacitare l'indignazione popolare, proclamare l'innocuità del DU e sviare qualsiasi sospetto dall'uranio e dalle attività di guerra svolte nei poligoni e nei Balcani.
Un adagio popolare recita: "chi non vuol trovare non trova". Infatti, le "approfondite" indagini svolte dai reparti NBC in Bosnia non hanno mai trovato traccia dell'uranio sparso a tonnellate dagli Usa, la commissione Mandelli ha individuato misteriose "cause oscure" di medioevale memoria.
Le indagini-truffa in corso nell'area di Quirra - promosse il 7 marzo con gran clamore mediatico dal sottosegretario della Difesa Cicu e affidate ad un unico "superesperto volontario", il prof.Roccobono dell'università di Siena - ne troveranno ancor meno, come d'altronde già ampiamente anticipato dallo stesso Cicu. Il risultato ufficiale, scontato, avrebbe dovuto essere reso noto ai primi di aprile ma stenta ad arrivare, forse, perché in Sardegna l'attenzione della popolazione e dei media si mantiene alta e ha già tolto qualsiasi credibilità alla "verità" preconfezionata della "scienza di Stato", anticipata dall'ASL 8 di Cagliari. Dopo sei mesi di "accurate" indagini - richieste nel settembre scorso dalla Procura militare e rese note, con magistrale colpo di teatro, contemporaneamente all'avvio dell'indagine ministeriale Cicu-Roccobono - l'azienda sanitaria locale ha scovato l'agente killer: l'arsenico di una miniera d'arsenico, spacciata come miniera d'argento nel penoso tentativo di evitare il ridicolo totale e accuse di omissione di doveri d'ufficio. Peccato che l'agente killer scoperto dall'Asl 8, secondo la letteratura medica, non abbia rapporto alcuno con le patologie denunciate nell'area del "poligono della morte".
Eppure, indagini "clandestine" registrano anomale impennate di rilevatori geiger e inquietanti concentrazioni di cesio 134-137.
Eppure, i comandi militari spiegano chiaramente: "inalazioni di polvere insolubile UI sono associate nel tempo con effetti negativi sulla salute quali il tumore e disfunzioni nei neonati" ( K-FOR Multinational Brigade West G3-Nbc 22/11/1999). Però, l'uranio impoverito mette in discussione pesanti responsabilità dei vertici militari e politici, innesca cause miliardarie di risarcimento danni e bonifica ambientale, colpisce gli interessi dell'immenso impero economico costruito sull'uranio e il business delle imprese produttrici di sistemi d'arma. L'utilizzo di uranio nell'isola-paradiso-vacanziero, inoltre, mette in discussione i profitti della non meno potente industria turistica e ha pesanti ripercussioni negative sulla debole economia agroalimentare dell'isola che punta sulla genuinità e qualità dei prodotti.
Considerata la portata degli interessi in gioco, non stupisce che sia rimasta confinata nell'isola la lotta contro l'uranio impoverito e per il diritto di sapere quale uso hanno fatto della terra e del mare della Sardegna la Nato e le multinazionali produttrici/trafficanti di ordigni bellici. Non è casuale il gelido e indifferente silenzio da parte di quasi tutti i media a diffusione nazionale sui "morti di poligono" e sull'abnorme percentuale di tumori e nascite di bambini deformi che devasta due paesi adiacenti alla più grande base militare d'Europa, la più efficiente fiera-mercato-permanente di sistemi missilistici, il teatro stabile delle sperimentazioni di sistemi d'arma targati Fiat, Alenia, Melara, Aerospatiale, Thomson e via elencando.
E' facile e "opportuno" rimuovere gli orrori che si perpetrano nella colonia interna dell'Italia. La tragedia che attanaglia un remoto angolo di Sardegna non fa notizia, così come non fa notizia lo sterminio per uranio di irakeni, bosniaci, serbi,kosovari, afghani, palestinesi...o, forse, più semplicemente, ha ragione un pastore di Quirra condannato a morte dalle attività Nato. Con dolorosa rassegnazione chiede: "A chi interessa se uno di noi si ammala e muore? I militari hanno le loro associazioni di tutela, ma a noi chi ci difende? Meno siamo, più possibilità hanno di fare ciò che vogliono."
Come insegnano le tragedie del Cermis, Casalecchio, Ustica, Okinawa, Vieques, Escalaplano e Quirra, le attività della macchina bellica finalizzate ad esportare guerra tra i popoli, producono "l'effetto collaterale" di seminare morte e devastazione tra le popolazioni costrette ad "ospitarle", spesso, con il ricatto di qualche posto di lavoro, spesso, a loro insaputa come nel caso delle 12 città italiane i cui porti militari sono classificati a rischio nucleare. Per quanto potenti siano la Nato e le multinazionali del nucleare e delle armi, non si potrà depistare all'infinito e occultare i crimini di guerra in tempo di pace contando sul connivente silenzio stampa. Spunterà sempre qualcuno che non accetta il bavaglio e non si pone sull'attenti.

Comitato sardo GETTIAMO le BASI
per il comitato Mariella Cao
tel 070 823498 - 338 6132753
http://fit.supereva.it/gettiamolebasi/glbhome.htm?p

* Militari morti: Lorenzo Michelini, Roberto Buonincontro, Antonio Vargiu, Domenico di Francia, G. M. (ex comandante del poligono). Militari sopravvissuti: Christian Cardia, in cura dal marzo 94 al 1995; Fabio Capellano, in cura dal settembre 2000.
I casi di neoplasie tra la popolazione di Quirra , ufficialmente rilevati dall'Asl 8, ammontano a 11. Riteniamo che siano stati estrapolati i decessi.

** Altre basi dove Usa e Nato hanno usato Depleted Uranium.
ITALIA: Aviano, Dandolo, Gioia del colle, Cecina (interrogazione di Rizzi e Ballaman ), Cecina,Nettuno, Monte Romano, Bibbona (interrogazioni di Russo Spena marzo 2001).
EUROPA: Francia:Moronvilliers. Spagna: Bardenas Reales. Gran Bretagna:Dundrennam, Kirkcudbright, Solway Firth (Scozia); Eskmeals, Lulworth. Un poligono in Germania e uno in Grecia per ammissione dei Ministri della Difesa.
Oltre le zone teatro di guerra - Irak, Somalia, Balcani, Palestina, Afghanistan - il Du ha contaminato varie parti del MONDO: Giappone, base Usa di Okinawa; Portorico, base Usa di Vieques; Canada,Halifax; USA, Semipalatinsk, Albany-Colonie; Corea del Sud