
Cinquantaquattro anni fa l'uranio è entrato nel vocabolario della guerra quando il mondo ha saputo che le bombe atomiche di Hiroshina e Nagasaki avevano scatenato la loro potenza distruttiva mediante la fissione del nucleo dell'uranio e del plutonio, a sua volta ottenuto dall'uranio. L'uranio, che era stato isolato dalla pechblenda da Klaproth già nel 1789, aveva svelato la sua capacità di trasformarsi spontaneamente in radio e radon, in seguito alle ricerche dei coniugi Curie, della cui scoperta ricorreva l'anno scorso il centenario.
Le ricerche della prima metà di questo secolo permisero di capire il meccanismo della scomposizione radioattiva dell'uranio e dei suoi "figli" e l'esistenza di vari isotopi di ciascun elemento chimico, e di provocare una scomposizione, o "fissione" di alcuni elementi, uranio e plutonio, con liberazione di energia; l'anticamera della fabbricazione delle bombe atomiche e delle centrali nucleari commerciali. La materia di partenza è in ogni caso, l'uranio, in particolare l'isotopo dell'uranio con peso atomico 235, che accompagna, in natura, il più comune isotopo 238, in ragione di circa un atomo di uranio 235 ogni 140 atomi di uranio 238. Le bombe nucleari, che utilizzano uranio 235 quando la sua concentrazione è superiore al 70%, o le centrali nucleari, che "bruciano" uranio 235 in concentrazione di almeno il 3 %, hanno richiesto la separazione dell'isotopo 235 dall'isotopo 238 con delicati e complessi processi. In ogni caso si ha una massa di uranio "arricchito" al 70-80 % o al 3-4 %, e una "coda", uno scarto, di uranio "impoverito", costituito quasi esclusivamente da uranio 238. Un residuo da tenere nei magazzini, che non serve a niente.
Ma le fertili menti degli ingegneri non si fermano mai; l'uranio è un metallo pesante, oltre una volta e mezzo più pesante del piombo, oltre due volte più pesante dell'acciaio, e, se finemente suddiviso, si infiamma spontaneamente: è, come si dice, piroforico; si presta, inoltre, a formare leghe con vari metalli. Perché tenere nei magazzini l'uranio impoverito, quando le sue proprietà potrebbero consentirne l'utile impiego nei proiettili dei cannoni o dei missili?
Le sue caratteristiche fisiche sembrano ideali per aumentare la penetrazione dei proiettili, in modo da sfondare meglio le corazze di acciaio dei carri arenati e gli edifici blindati e anzi, se l'uranio si polverizza nell'impatto contro la struttura del nemico, il fatto che si incendi spontaneamente ne facilita l'effetto distruttivo.
C'è, è vero, il piccolo inconveniente che l'uranio è tossico, se respirato dalle persone, ed è radioattivo, e che la sua fine polvere resta negli edifici e nel terreno ed espone alla radioattività il territorio nemico e i suoi abitanti, ma a questo penseranno gli abitanti del futuro. E' vero che il territorio nemico, durante una guerra, viene spesso occupato dai soldati vincitori e che anche questi saranno esposti alla radioattività, ma anche a questo si penserà in futuro. Quello che conta è vincere e sterminare il nemico.
Così il "metallo del disonore" è entrato, alla fine degli anni ottanta, negli arsenali americani e dei loro alleati. La prova su larga scala dell'efficacia dell'uranio impoverito, o "depleted uranium", DU, come ormai si chiama in sigla, si è avuta nel 1991, durante la guerra del Golfo. Ne sono state usate circa 600 tonnelIate e di queste oltre 300 tonnellate si trovano ancora sparse in polvere finissima sul suolo in Irak e Kuwait.
I proiettili all'uranio impoverito sono in normale dotazione sui jets americani A-10, sugli elicotteri Apaches e sui carri armati M1 Abrams e Bradley. Gli A-10 sono macchine "perfette", dotate di un cannone da 30 millimetri a sette canne, capace di sparare 4200 proiettili al minuto.
I soldati americani, ai tempi della guerra del Golfo, non sono stati avvertiti dei pericoli a cui sono stati esposti e vari reduci, si calcola circa centomila, hanno manifestato malattie (la sindrome del Golfo) attribuibili all'esposizione all'uranio impoverito impiegato in guerra dai loro stessi generali. Simili malattie sono state osservate e denunciate nella popolazione civile dell'Iraq meridionale dopo il 1991. Proiettili-all'uranio impoverito sono stati anche usati in Bosnia nel 1995. I terreni contaminati da polvere di uranio impoverito restano tossici e radioattivi per secoli.
Rassegna Stampa
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