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Mentre si era in attesa di un nuovo Piano Provinciale per i rifiuti solidi urbani, che avrebbe previsto la triplicazione delle quantità di rifiuti inceneriti, la Regione Toscana ha ridotto da dieci a tre gli A.T.O. (Ambiti Territoriali Ottimali), inserendo Pisa in quello costiero (con Livorno, Lucca e Massa). Questóa novità impone un unico piano dei rifiuti. Ci auguriamo che sia l'occasione per rivedere la previsione di nuovi inceneritori, cui Legambiente Pisa è assolutamente contraria. Potete leggere di seguito alcuni documenti che esplicitano i motivi di questa posizione e presentano alternative tecniche all'incenerimento.

Documenti sull’argomento:

Incenerimento e alternative

Nel corso del convegno "Rifiuti e salute" organizzato da Legambiente Pisa dalla sezione provinciale dell’ISDE (Medici per l’Ambiente) (Pisa, 8.3.2007) il dottor Fabrizio Nardo ha presentato la relazione "L’incenerimento e le alternative", il cui sviluppo in slide è a disposizione di quanti ne faranno richiesta al Circolo Legambiente Pisa. Lo stesso dottor Nardo ha redatto una nota sintetica, che si può leggere di seguito.

(Fabrizio Nardo è laureato in Chimica Industriale; si occupa di innovazione e trasferimento tecnologico. Dopo un trascorso quinquennale di ricerca applicata presso Axcelis Technologies di Boston, è ora direttore della società di ricerca e progettazione R&TIA)

L’incenerimento e le alternative (sintesi)

agli anni ’60 l’incenerimento ha rappresentato l’unica tecnica capace di ridurre il volume ed il peso dei rifiuti da smaltire in discarica. Studi epidemiologici mettono in relazione malformazioni neonatali e insorgenza di tumori nelle popolazioni di territori dove insistono impianti di incenerimento. Sorge spontanea la domanda se oggi, nel 2007, l’innovazione tecnologica ha saputo formulare una tecnica alternativa all’incenerimento.

Gli inceneritori consentono di ridurre il volume ed il peso dei rifiuti del 90% e del 75%, rispettivamente. E taluni impianti consentono di recuperare materiali come i ferrosi e non ferrosi. Purtroppo, quello che è sottratto alle discariche finisce in atmosfera sottoforma di polveri fini, anidride carbonica e centinaia di molecole organiche ed inorganiche variamente pericolose. Sulle superfici delle polveri vengono adsorbite metalli pesanti, diossine e altre inquinanti organici persistenti (i cosiddetti POP). Nei migliori impianti (a dire il vero pochissimi in Italia) le emissioni sono fortemente ridotte. Sia perché si ricorre a geometrie particolari delle camere di combustione che consentono di allungare i tempi di residenza dei fumi a temperature sopra i 1100°C, sia perché si ricorre ad efficaci tecniche quenching dei fumi e sistemi di abbattimento degli inquinanti. Ma ciò nonostante anche i migliori impianti non possono dirsi ad ‘emissione zero di inquinanti’. E considerando i flussi di materia del materiale incenerito (centinaia di migliaia di tonnellate l’anno) le ricadute su ambiente e salute sono sempre inevitabili.

A quanto detto occorre sommare almeno altri tre aspetti. Il primo riguarda il 10% di ceneri di combustione, ed un altro 5% tra fanghi e polveri prodotti dai sistemi di abbattimento. Tutto questo materiale è sicuramente più pericoloso del rifiuto iniziale! Il secondo aspetto riguarda il costo dell’incenerimento. Esso è molto elevato. Negli Stati Uniti fu il Wall Street Journal a lanciare l’allarme l’11 agosto del 1993. Avvertiva i suoi lettori che l’uso degli inceneritori, per smaltire i rifiuti urbani, era un vero e proprio disastro economico per le amministrazioni pubbliche e per il contribuente. Supportando la tesi con cifre e studi. Ne determinò il declino. In Italia il costo di incenerimento è stato per anni spalmato sulla collettività, anche mediante il famoso contributo CIP6, che classificava l’energia prodotta dagli inceneritori come ‘assimilabile alle fonti rinnovabili’, alla pari di eolico e solare! Terzo ed ultimo aspetto caratterizzante (in negativo) dell’incenerimento è l’antagonismo alla raccolta differenziata. È noto che la RD sottrae le maggiori fonti di potere calorifico all’incenerimento: carta e plastiche. Mettendo a dura prova la capacità di ‘termovalorizzazione’ di questi impianti. È questo il motivo principale dell’insuccesso della RD in quei territori in cui gestione di RD e impianti di incenerimento fanno capo alla stessa società (Conflitto di interesse).

Oggi finalmente esiste una via alternativa all’incenerimento. Essa è meno inquinante e più economica. Consiste nel coniugare due tecnologie di trattamento: igienizzazione e IGCC. La prima tecnologia è un processo di igienizzazione condotto con vapore surriscaldato (160°C e 5 atm) e valorizzazione del rifiuto indifferenziato (separazione delle frazioni recuperabili). Da ciò si ottiene vetro, plastiche, ferrosi e non ferrosi da inviare al riciclo. Il 65% del rifiuto igienizzato è costituito da una fibra inerte utilizzabile come materiale di costruzione oppure come CDR (Combustibile derivato dai rifiuti). Infine un 15% in peso circa è costituito da residuo inerte da collocare in discarica. Si fa notare che in tale processo non ha luogo alcuna reazione di combustione, ne tanto meno formazioni di sostanze volatili persistenti.

Il CDR, infine dev’essere incenerito, per la valorizzazione, non in impianti di incenerimento, bensì in impianti IGCC (Integrated Gassification Combined Cicle). Questi ultimi rappresentano la nuova frontiera tecnologica per la produzione di energia a partire da qualsiasi sostanza contenente carbonio (olio combustibile, pet-coke, catrame, carbone, ecc.). E’ stato dimostrato da uno studio condotto da Siemens che le centrali elettriche IGCC presentano emissioni di inquinanti inferiori alle centrali a gas naturale. Il processo consiste dell’integrazione del processo di gassificazione (condotto in condizioni drastiche: 1600-1800°C, 25 atm) del combustibile per produrre syngas, che una volta purificato è combusto in una turbina a ciclo combinato. Tra i maggiori pregi vi sono:

  1. la mancata produzione di rifiuti (il residuo vetrificato contenente metalli pesanti potrebbe essere riutilizzato come materiale da costruzione)
  2. il rendimento energetico è sempre superiore al 42% (dipende dal combustibile)
  3. la IGCC si presta al sequestro della CO2, che può essere utilizzata come fluido di pressione nell’estrazione di metano e petrolio.

In conclusione, nei prossimi dieci anni il sistema di gestione dei rifiuti focalizzato sugli inceneritori sarà sostituito da impianti di igienizzazione (della taglia di 100.000 t/a) il cui CDR verrà incenerito nella più vicina centrale elettrica IGCC, a costo zero.

Meno rifiuti, nessun nuovo inceneritore

A Pisa, dicono i nostri Amministratori, è necessario costruire un secondo inceneritore o triplicare la capacità di quello esistente. L’operazione sarebbe inevitabile, si dice, perché la capacità di smaltimento dei rifiuti deve seguire il loro inevitabile aumento.

Ma le cose non stanno così e il Circolo Legambiente Pisa crede che non lo si debba costruire, non solo per motivi sanitari e ambientali, ma anche e soprattutto perché possiamo farne a meno e parlare solo d’incenerimento significa infilarsi in un vicolo cieco. La strada da affrontare è la definizione del nuovo Piano Provinciale dei Rifiuti Solidi Urbani, che sta per essere presentato al Consiglio Provinciale, piano nel quale se deve definire la gestione dei rifiuti nella nostra provincia, prevedendo una gestione "integrata" nella quale lo smaltimento sia soltanto l’ultimo passo.

Primo: ridurre

Il nuovo Piano Provinciale non può limitarsi al problema dello smaltimento. Le norme europee, nazionali e regionali ci dicono che il primo impegno è la riduzione della quantità totale dei rifiuti, un obiettivo che, pur dipendendo molto dal sistema di produzione e distribuzione delle merci, è possibile anche a livello locale. Del resto la Regione Toscana si propone di arrivare a una riduzione del 15% entro pochi anni. Le Amministrazioni Locali possono promuovere la riduzione con norme e accordi che favoriscano il riuso (ad esempio dei contenitori di liquidi), l’acquisto di merci a "lunga vita", il contenimento degli imballaggi (circa il 40% dei rifiuti totali), il compostaggio familiare quando possibile della frazione organica (circa il 35% del totale), la definizione di rifiuti "assimilabili" (di origine non familiare, ma merceologicamente simili), l’introduzione di una tariffa (come impone la norma) che faccia pagare proporzionalmente alle quantità prodotte al posto dell’attuale indiscriminata tassa. Questi sono i primi passi, sino ad ora ignorati.

(Non dimentichiamo, inoltre, che la previsione su cui poggia la richiesta di ampliamento degli impianti è basata sulla estrapolazione di un solo dato di picco del 2004, ipotizzando un forte e ingiustificato continuo aumento)

Secondo: differenziare e recuperare

I rifiuti prodotti non sono tutti "da buttare": possono essere in buona parte riciclati con un forte risparmio di materia ed energia e un vantaggio in termini di minor inquinamento. Per potere ottenere anche un vantaggio economico, bisogna che la raccolta avvenga in modo differenziato con una buona selezione delle diverse frazioni merceologiche. Anche questo è un dovere indicato dalle norme vigenti.

Una buona raccolta differenziata arriva al 70% del totale, rendendo credibile l’obiettivo del 55% proposto dalla Regione Toscana. Oggi nella nostra provincia la percentuale dei Comuni con i migliori risultati si attesta intorno al 35% (almeno secondo i dati ufficiali), quanto basta per raggiungere il minimo che la legge impone per non incorrere in sanzioni economiche. L’esperienza ormai consolidata dimostra che le percentuali più alte si raggiungono con la raccolta domiciliare "porta a porta", mentre con i tradizionali cassonetti si arriva circa alla metà (appunto circa il 70% e il 35%). Là dove il "porta a porta" è stato realizzato correttamente si sono ottenuti ottimi risultati con soddisfazione dei cittadini.

Purtroppo diversa è la situazione nel nostro territorio dove il "porta a porta" non è stato esteso come previsto dal vigente Piano Provinciale, dove l’azienda Geofor ha perso credibilità per le note vicende e nel centro di Pisa ha malamente organizzato la raccolta lasciando insoddisfatti i cittadini. Dal canto suo il Comune si è limitato a un affrettato referendum, abbandonando il "porta porta" in centro, mossa funzionale alla realizzazione di un nuovo inceneritore.

Dopo una buona selezione dei rifiuti presso le famiglie, occorre una buona ulteriore buona selezione in impianti industriali, dove il rifiuto è trattato in modo da recuperare quanto possibile e quindi mandato allo smaltimento con un minimo di residui inquinanti. Anche di questo si deve scrivere nel Piano Provinciale.

Scegliere il miglior impianto; i danni dell’incenerimento

Solo alla fine del processo si può decidere come smaltire il rifiuto, scegliendo la tecnologia meno impattante e pericolosa per la salute dei cittadini. Legambiente ha sempre ammesso la necessità d’impianti di smaltimento; ma, se si adottano con convinzione le misure di riduzione e recupero, il loro numero è ridotto al minimo (non certo due inceneritori a 10 Km in linea d’aria come potrebbe essere tra Ospedaletto e Gello di Pontedera). Non solo: sono oggi possibili diverse tecnologie e l’incenerimento non può essere scelto senza un preventivo confronto tecnico che porti alla migliore soluzione per garantire la salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e la capacità di adattamento alle esogenze future.

L’inceneritore non presenta nessuna delle caratteristiche sopra elencate. Non abbiamo l’illusione che esistano impianti senza impatto ambientale e per ognuno è necessaria un’attenta valutazione. Ma, nell’inceneritore, al pregio della "termovalorizzazione" (cioè della produzione di energia) si contrappone l’emissione di sostanze e particelle pericolose e cancerogene come diossine e furani o di polveri (recenti studi epidemiologici hanno fornito dati preoccupanti sugli effetti dell’incenerimento sulla salute umana, in particolare proprio per Ospedaletto). Inoltre l’incenerimento non è la stazione d’arrivo dei rifiuti: le ceneri rimaste, il 20-30 % in massa, sono a loro volta rifiuti pericolosi da smaltire in apposite discariche.

Il nuovo inceneritore non serve e non risolve il problema

Legambiente è d’accordo con il principio previsto nella normativa vigente della autosufficienza delle province per lo smaltimento dei rifiuti. Ma Pisa, con le misure di riduzione e recupero, può già essere autosufficiente con gli impianti d smaltimento esistenti: l’inceneritore di Ospedaletto e la discarica di Legoli (Peccioli); ricordiamo che quest’ultima riceve oggi rifiuti da altre province toscane e ha recentemente avuto l’autorizzazione a un raddoppio della capacità.

La risposta dell’ incenerimento alla crescita dei rifiuti assorbe una gran quantità di risorse economiche: investito un ingente capitale nell’inceneritore, è poi necessario avere una gran quantità di rifiuti da bruciare per recuperarlo (pagano i cittadini), impedendo di fatto la prospettiva di riduzione. Non possiamo prevedere una crescita continua dei rifiuti. Con i dati portati a sostegno del nuovo impianto, si presenterebbe la prospettiva di costruire un inceneritore da 100.000 tonnellate/anno (più grande dell’esistente) ogni dieci anni! Bisogna, invece, invertire la rotta, investendosi tutto il ciclo "integrato" dei rifiuti con obiettivo riduzione, recupero, ricerca di nuove tecnologie. In una parola nella pianificazione del ciclo dei rifiuti.

La partecipazione sulla carta

In Italia la partecipazione dei cittadini alle decisioni che riguardano l’ambiente dovrebbe essere garantita, sino dalla fase iniziale della discussione (L. 108, 16.3.2001). Ma così non è. È possibile presentare "osservazioni", ma solo quando il Piano è adottato e quindi sono già state prese le decisioni più importanti e già delineate le possibili alternative.

Chiediamo che le Amministrazioni competenti, prima di scrivere il Piano, informino i cittadini e aprano un confronto reale, non una semplice consultazione su dove realizzare l’inceneritore.

Comunicato di Donatella Salcioli

Riceviamo da Donatella Salcioli (capogruppo “Verdi per lapace”, Consiglio Provinciale di Pisa) a proposito della fuoriuscita di fiumo viola dall’inceneritore di Ospedaletto giovedì 29.3.2007 (l’incneritore è stato fermato, due gamiglie della zona sgombrate; sono intervenute ARPAT e ASL; quest’ultima, a voce della dottoressa Virgone, dichiara che, in base a
una esperienza precedente di un altro inceneritore, si tratta di iodio e che non c’è pericolo per la salute).
Riteniamo utile proporre le considerazioni qui contenute; riportiamo pertanto il comunicato.

Pisa, 31 marzo 2007
Saremo tutti felici se sarà dimostrato che le emissioni color viola di giovedì all’inceneritore non sono state nocive per la popolazione e per i lavoratori dell’impianto e di Ospedaletto.
Ma sono convinta che nessuno può stare tranquillo per come avviene la gestione di un impianto di tal genere.
Se è stato un conferimento anomalo di una qualche sostanza, vorremmo capire come avvengono le procedure e come sono organizzati i controlli.
Dalle dichiarazioni viene fuori un pressappochismo veramente incredibile: il direttore dell’impianto parla di passaggi intermedi nei quali qualcuno ha mescolato le sostanze, di personale senza competenze.
Non ci sono controlli sulle emissioni in continuo, quindi la fermata dell’inceneritore è stata fatta solo perché la colorazione era viola; se il fumo fosse stata incolore e nociva (ammesso che qualcuno avesse potuto accertarlo), non avremmo saputo niente.

L’azienda Geofor oltre ai problemi con l’inceneritore, da anni è coinvolta in continue enormi falle nella. gestione e la credibilità ormai è vicina allo zero:

Per questo inceneritore – come per gli altri - deve esserci un programma definito di dismissione: gli inceneritori sono un sistema stupido per risolvere un problema semplice.
Come si può definire la scelta che, per risolvere il problema dell’ingombro di giornali, imballaggi, bucce di patate e pannoloni, li termovalorizza, trasformandoli da oggetti ingombranti o maleodoranti in composti altamente tossici?
L’incenerimento è una tecnologia che, per cercare di neutralizzare la tossicità dei composti che lei stessa produce, prevede la gestione di
complessi impianti di trattamento fumi, il cui costo è altissimo e incide sulle tasse dei cittadini.
Solo una raccolta differenziata spinta con il sistema del porta a porta e una politica di riduzione e di riciclaggio dei rifiuti può portare, con la tecnologia freddo a gestire l’intero ciclo dei rifiuti.

Ho chiesto con urgenza una riunione immediata della commissione Ambiente e territorio della Provincia di Pisa