La possibilità di rischi è suggerita dal confinamento e, soprattutto, dal doppio prolungato travaso di
una grande quantità di gas (137.000 metri cubi), che risulterebbe infiammabile se si espandesse miscelandosi
nella giusta proporzione con l'ossigeno dell'aria; l'eventuale "fiamma" si propagherebbe sull'acqua a
velocità e distanze ancora non prevedibili.
Nel citato documento del Ministero dell'Ambiente si parla di "buone condizioni meteo marine" (pag. 8), mentre nel
2001 una commissione ministeriale, fornendo un parere per un impianto off shore di fronte al porto di Livorno per
lo scarico di GPL (gas di petrolio liquefatto), conclude che " … il tipo di condizioni meteoclimatiche
… contribuiscono alla difficoltà di poter gestire con sufficiente grado di sicurezza le strutture off
shore e i collegamenti con la costa". Del resto il D.M. 3.5.1984 vieta l'allibo (travaso) tra unità che non
siano entrambe "pronte a muoversi con i propri mezzi", mentre nel nostro caso la nave terminal è stabilmente
ancorata.
La popolazione deve essere rassicurata tramite una chiara e documentata comunicazione pubblica.
La preoccupazione per un possibile attentato è presente anche nel ricorso del Comune di Pisa, dove si afferma che "il terminal galleggiante appare obiettivamente indifendibile" (pag. 60). La facilità del bersaglio e la prossimità di una base militare USA di grande valore simbolico e operativo, imporrebbero la militarizzazione l'area marina di 43 Km2 intorno all'impianto interdetta alla navigazione e lo spazio aereo soprastante ove è collocata la rotta di atterraggio dell'aeroporto di Pisa.
Vedi le dichiarazioni della dottoressa Annalisa D'Orazio, direttrice della REA (l'Agenzia Regionale per l'Energia),che parla di "inerzia amministrativa", di "assenza di coordinamento", della necessità di informazione e formazione".