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La posizione di Legambiente Pisa

PERCHÉ ESSERE CONTRARI ALL'IMPIANTO DI RIGASSIFICAZIONE "OFF SHORE" NEL MARE DAVANTI A CALAMBRONE

  1. Serve più metano? Per cosa?
    La realizzazione di un nuovo impianto di rigassificazione di GNL (gas naturale liquefatto, essenzialmente metano) viene giustificata con la presunta necessità di una maggiore disponibilità di energia per lo sviluppo industriale, energia che sarebbe disponibile a prezzo conveniente e consentirebbe una diversificazione dalle attuali fonti (Russia e Algeria tramite metanodotti). Queste ragioni possono e devono essere discusse.
    Il metano, come tutte le fonti fossili, si trova nella crosta terrestre in quantità finita e quindi non può essere la risposta strategia ai bisogni energetici dell'umanità: è necessario preparare un'alternativa possibile che garantisca la qualità della vita delle future generazioni. Tale alternativa esiste.
    Una maggiore efficienza energetica permette un forte risparmio; ricordiamo solo, a titolo di esempio, che la Commissione Europea prevede la possibilità di un risparmio tra il 20% e il 40% negli usi civili solo migliorando la tecnologia costruttiva degli edifici. Cogenerazione o attivazione di ESCO possono essere altri esempi.
    Inoltre le fonti rinnovabili costituiscono un'alternativa tecnologicamente matura e, in alcuni casi, già economicamente competitiva, sempre più conveniente man mano che la ridotta disponibilità farà salire il prezzo delle fonti fossili, metano compreso.
    Ricordiamo che Legambiente si sta ponendo questi due obiettivi con la campagna "Comuni amici del clima". Anche la regione Toscana individua gli stessi obiettivi nei Piani Energetici, anche se le buone intenzioni restano sulla carta1.
    È dunque possibile attivare un percorso strategico nel quale non si agisca più dal "lato della risposta", cercando nuove risorse energetiche per la domanda di crescita produttiva, ma si intervenga sul "lato della domanda", agendo su sistema produttivo, organizzazione sociale e stili di vita in modo da incamminarsi verso un futuro meno energivoro.
    In questo percorso è prevedibile una fase transitoria nella quale le fonti fossili continueranno ad avere un peso determinante, per quanto decrescente. In questa fase il metano può e deve avere un ruolo positivo essendo meno inquinante dell'olio combustibile o del carbone, mentre invece ENEL e il programma dell'Unione prevedono una estensione dell'uso del carbone, senza parlare delle nostalgie per l'energia nucleare.
    È quindi necessario garantire l'approvvigionamento di metano, subordinatamente al suo sicuro utilizzo in sostituzione di altri combustibili più inquinanti. Su questa base Legambiente Nazionale è favorevole alla realizzazione di alcuni (tre/cinque) rigassificatori di taglia standard (8 miliardi di metri cubi / anno), al netto del possibile risparmio energetico. La decisione su quantità, siti e gestori dovrebbe essere di competenza del governo nazionale nell'interesse del Paese, ma non esiste un piano energetico nazionale, mentre le norme vigenti danno la competenza del settore alle Regioni. Lo stesso Comune di Pisa nel ricorso citato al punto 2 denuncia "…la mancanza di indirizzi generali di governo in materia di mercato di gas, di fabbisogno e di offerta, nonché della programmazione delle infrastrutture di rigassificazione … ". Ricordiamo che 20 km a sud è previsto un impianto di rigassificazione nell'area industriale della Solvay a Rosignano.
  2. La procedura di approvazione: la cattiva forma è cattiva sostanza
    Il Comune di Pisa ha presentato un documentato ricorso al TAR del Lazio, portando argomenti formali e sostanziali avversi al progetto; non potendo qui riassumerli rimandiamo alla sua lettura. Il ricorso è stato sospeso a seguito dell'ammissione del Comune alla procedura di autorizzazione e di una compensazione economica (la riapertura del collegamento tra Canale dei Navicelli e Arno).
    Nel ricorso si denuncia " … l'individuazione dell'art. 8 l. 340/00 come base giuridica del procedimento", normativa che riguarda i siti industriali. Lo stesso argomento è alla base di un secondo ricorso al TAR, depositato nel mese di marzo dalla Edison S.p.A., interessata in quanto proponente del rigassificatore di Rosignano. Non è solo una questione formale: considerare il mare un sito industriale consente impatti ambientali che la delicatezza e l'importanza del sistema ambientale non consentirebbero, costituendo un pericoloso precedente.
    Un secondo difetto procedurale di grande peso sostanziale è la mancata partecipazione democratica alla scelta. Ricordiamo che la legge 108/01 ratifica la convenzione di Aarhus, nella quale si scrive che "Quando viene avviato un processo decisionale che interessi l'ambiente il pubblico interessato è informato … a tempo debito … perché il pubblico … partecipi durane tutto il processo decisionale … (e) affinché la partecipazione del pubblico cominci all'inizio della procedura, ossia quando tutte le opzioni e le soluzioni sono ancora possibili (e quindi anche l'opzione zero, n.d.r.) e quando il pubblico può esercitare una vera e propria influenza" (art. 6, comma 2,3,4). L'informazione non c'è stata, la partecipazione non attivata, talvolta ostacolata.
  3. Danni ambientali e rischi
    Non spetta a una associazione dare pareri di VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale), ma è possibile esprimere alcune preoccupazioni sui danni ambientali e sui possibili rischi, anche perché l'impianto di rigassificazione galleggiante sarebbe il primo al mondo, con tecnologie mai prima sperimentate.
    La scelta del sito dovrebbe puntare ad avere un saldo ambientalmente positivo, prima di tutto prevedendo l'utilizzo del gas in sostituzione di altri combustibili (vedi punto 1); tale ipotesi è ventilata dai proponenti, ma non realmente programmata.
    La taglia dell'impianto relativamente piccola (meno della metà della taglia standard) aumenta il numero degli impianti necessari per la stessa domanda di gas, mentre la sua collocazione al largo impedisce l'utilizzo in loco delle frigorie prodotte durante il riscaldamento del gas liquefatto.
    Il Ministero dell'Ambiente nel dicembre 2004 esprime un parere favorevole alla compatibilità ambientale dell'impianto, ma la lettura del documento non garantisce sui danni ambientali dell'area marina. Ad esempio non si danno giustificazioni per l'ipotizzata assenza di danni alle forme di vita marine provocati dalla immissione in mare di 192.000 metri cubi al giorno di acqua raffreddata di 7°C e contenente ipoclorito di sodio.
    Anche se l'ancoraggio si trova in corrispondenza del deposito dei fanghi provenienti dal porto di Livorno, la considerazione di un'area marina come sito industriale, contrasta con la collocazione in un'area che è invece di pregio, prossima alle secche della Meloria, che verrebbero attraversate dal gasdotto. e frequentata da imbarcazioni da diporto seconda la vocazione di turismo a forte qualità ambientale della zona.

    La possibilità di rischi è suggerita dal confinamento e, soprattutto, dal doppio prolungato travaso di una grande quantità di gas (137.000 metri cubi), che risulterebbe infiammabile se si espandesse miscelandosi nella giusta proporzione con l'ossigeno dell'aria; l'eventuale "fiamma" si propagherebbe sull'acqua a velocità e distanze ancora non prevedibili.
    Nel citato documento del Ministero dell'Ambiente si parla di "buone condizioni meteo marine" (pag. 8), mentre nel 2001 una commissione ministeriale, fornendo un parere per un impianto off shore di fronte al porto di Livorno per lo scarico di GPL (gas di petrolio liquefatto), conclude che " … il tipo di condizioni meteoclimatiche … contribuiscono alla difficoltà di poter gestire con sufficiente grado di sicurezza le strutture off shore e i collegamenti con la costa". Del resto il D.M. 3.5.1984 vieta l'allibo (travaso) tra unità che non siano entrambe "pronte a muoversi con i propri mezzi", mentre nel nostro caso la nave terminal è stabilmente ancorata.
    La popolazione deve essere rassicurata tramite una chiara e documentata comunicazione pubblica.

    La preoccupazione per un possibile attentato è presente anche nel ricorso del Comune di Pisa, dove si afferma che "il terminal galleggiante appare obiettivamente indifendibile" (pag. 60). La facilità del bersaglio e la prossimità di una base militare USA di grande valore simbolico e operativo, imporrebbero la militarizzazione l'area marina di 43 Km2 intorno all'impianto interdetta alla navigazione e lo spazio aereo soprastante ove è collocata la rotta di atterraggio dell'aeroporto di Pisa.

  4. Il prelievo delle risorse dei paesi poveri
    Il gas liquefatto proverrebbe da paesi poveri, con un trasferimenti compiuto da compagnie private che lascerebbero nel paese di origine una piccola frazione dei loro guadagni, senza dimenticare i danni ambientali e sociali che solitamente sono provocati in quei paesi dalla estrazione degli idrocarburi. Il tema del trasferimento delle risorse dai paesi poveri verso quelli ricchi meriterebbe una analisi specifica; qui vogliamo soltanto ricordare l'esistenza del problema e la necessità di valutare le nostre responsabilità.
Nota 1:

Vedi le dichiarazioni della dottoressa Annalisa D'Orazio, direttrice della REA (l'Agenzia Regionale per l'Energia),che parla di "inerzia amministrativa", di "assenza di coordinamento", della necessità di informazione e formazione".