Il Comune di Pisa ha adottato e poi approvato con delibera dell’11 dicembre 2009 una variante
al Regolamento Urbanistico (piano regolatore) che, per quanto presentata come provvedimento di portata
circoscritta, relativa a situazioni ed aree in cui vecchie previsioni non sono ancora state attuate, consente ad una
nuova pesante ondata di cemento di abbattersi sulla città.
Nonostante le osservazioni fatte da comitati, singoli cittadini, architetti, studiosi, Legambiente, che evidenziavano
come i contenuti della variante non fossero coerenti con gli indirizzi e le diverse disposizioni del piano strutturale
del 1998, e con tutta una serie di disposizioni normative in materia di valutazione degli effetti ambientali, il Comune
ha continuato imperterrito per la propria strada, evidentemente più sensibile alle esigenze dei costruttori che a
quelle della cittadinanza.
Con la variante sono previsti oltre duemila nuovi appartamenti, a fronte di una popolazione in
calo, e l’edificazione di spazi che potrebbero essere preziosi
per la riqualificazione della città o che, addirittura, già sono aree verdi o di
servizio.
Ecco i punti principali oggetto di osservazioni:
A fronte di tutto questo Legambiente, gli altri comitati spontaneamente costituiti, e singoli cittadini dopo aver visto ignorate le decine di osservazioni presentate, hanno deciso di percorrere la strada del ricorso al TAR, considerato il gran numero di forzature formali che la variante ha compiuto, e chiedono ai cittadini di sostenere fattivamente l’iniziativa del ricorso.
I motivi di avversione, che hanno spinto i cittadini a ricorrere al TAR per l’annullamento dell’atto sono sia di natura formale che sostanziale. L’insieme delle due componenti determina una valutazione politica negativa della variante. Il ricorso al TAR è per sua natura necessariamente riferito agli aspetti formali, ma è motivato da quelli sostanziali.
I rilievi principali di ordine formale sono riferiti al fatto che il provvedimento presenta
contenuti tipici di un Piano Strutturale (più generale e d'insieme rispetto al Regolamento Urbanistico), del
quale però non intende seguire gli aspetti formali e procedimentali; e all’assenza di adeguate valutazione
degli effetti ambientali, sociali e paesaggistici.
Immaginiamo che la ragione per la quale si è rinunciato ad una variante di aggiornamento del Piano Strutturale:
avendo ormai annunciato l’iniziativa di un piano strutturale d’area, da considerarsi come effettiva
importante conquista rispetto alla precedente situazione frammentaria, si è ritenuto inopportuno legare le sorti
degli obiettivi locali (alcuni di questi certamente rispettabili, come la creazione di nuova edilizia residenziale
pubblica o di una nuova offerta di residenza specialistica per studenti) alle sorti incerte di un procedimento lungo e
complesso.
L’amministrazione ha dunque preferito anticipare i contenuti di proprio interesse collocandoli impropriamente in
una variante del solo Regolamento Urbanistico. Questo comportamento risulta politicamente esecrabile proprio
perché nega il valore del piano d’area e potrebbe stimolare comportamenti analoghi degli altri partner
territoriali.
Un punto sostanziale di opposizione è la mancata partecipazione dei cittadini. La
partecipazione non è un fatto formale, un piccolo fastidio imposto dalle leggi, da superare prima che si
può. La partecipazione - in particolare quella inquadrata nel procedimento di valutazione integrata - deve essere
un modello secondo il quale l’amministrazione in modo trasparente esprime inizialmente i propri obiettivi, dei
quali offre subito un’analisi di impatto, aprendosi ai contributi dei cittadini e degli enti; poi passa alla
definizione del progetto di variante, tenuto conto dei contributi pervenuti e di tale contenuto offre una esaustiva
analisi degli effetti analitici e complessivi sul sistema territoriale.
Condizioni perché la partecipazione sia assicurata sono:
Bene, nel percorso seguito dalla variante si sono riscontrati evidenti difetti su tutti questi terreni. Le tanto sbandierate assemblee sono stati momenti di mera comunicazione, non certo di apertura al contributo dei cittadini. Poi basti pensare al titolo che è rimasto quello dell’avvio del procedimento e dunque riferito alle sole aree andate a decadenza, mentre nei contenuti la dimensione di progetto di queste aree è risultata assolutamente minoritaria rispetto ad aree che non erano presenti nel vecchio RU (o comunque non con le destinazioni poi assunte) e che sono state inserite successivamente nel provvedimento, secondo convenienza. Questo ha creato un vulnus nel processo partecipativo, in quanto una parte dell’opinione pubblica non ha avuto lo stimolo necessario per andare a verificare i contenuti della variante.
Un altro fattore di netta avversione è il fatto che la variante determina incremento di carico urbanistico non compensato da incremento di standard, mentre si afferma il contrario.
L’assessore Cerri ha mosso rilievi politici al ricorso, accusando i
promotori di opposizione allo sviluppo. Accettiamo volentieri il confronto su questi temi e riteniamo opportuno
rispondere punto per punto.
Afferma Cerri che la variante ha “cercato di rispondere a quattro gruppi di domande:
Ma è proprio la concezione generale dello sviluppo che sta dietro la variante che ci appare
vecchia e pericolosa.
Vecchia, perché non si rende conto che i problemi di Pisa stanno da un’altra parte e cioè nella
caduta della qualità della vita dei cittadini, a causa di fenomeni sociali e ambientali del tutto non gestiti
dall’amministrazione, che inducono i pisani alla fuga.
Pericolosa perché il rimedio sarebbe peggiore del male: una nuova ondata di cemento che satura gli spazi liberi
interni al corpo urbano, ed in particolare nella periferia, attirando dal centro a questa ulteriori fasce di cittadini e
dunque aggravando tutti i fenomeni negativi sia del centro che della periferia stessa (il traffico automobilistico su
tutti).
Uno sviluppo economico basato solo sulla speculazione immobiliare a vita breve, è molto fragile (la Spagna
insegna) e produce disastri ambientali e sociali.
In definitiva appare come la variante non abbia la percezione dei fenomeni in corso. Dalla
Relazione tecnica della variante ed in riferimento al solo anno 2007, si ricava che la popolazione è passata
dagli 87.166 al 1° gennaio a 87.461 unità al 31 dicembre (+295).
Tale saldo è il risultato tra della somma algebrica tra
-332 (saldo naturale)
-615 (saldo migratorio con altri comuni)
-1217 (saldo migratorio con l’estero)
Dunque si può affermare con certezza che il recupero di residenti è dovuto quasi esclusivamente alla
regolarizzazione di immigrati, mentre continua il trasferimento dei pisani in altri comuni. Di questo dato non si
è minimamente fatto cenno nelle riflessioni inerenti la crescita del numero di famiglie (e la riduzione della
consistenza media) che hanno fornito la giustificazione per le nuove previsioni di sviluppo. In altre parole: quanta
parte delle previsioni “di sviluppo” per dirla con Cerri, è diretta a dare risposta alla domanda di
abitazioni dei nuovi residenti extracomunitari? Crediamo nessuna.
Per spiegare il perchè di questa iniziativa, e per raccogliere i contributi in suo sostegno, nelle prossime settimane saranno organizzate assemblee pubbliche in vari quartieri.
Per chi volesse aderire e contribuire, per mettersi in contatto con noi può rivolgersi in orario d'ufficio
a:
Avv. Ornella Aglioti – via S.Marta, 57 – 050970393
Legambiente Pisa – via S.Lorenzo, 38 – 050553435