Logo Legambiente Sostieni Legambiente Icona della "Torre di Pisa"
Logo di facebook Logo di facebook Sito denuclearizzato
Ambiente << Ambiente locale << Trasformazioni urbane a Pisa << No alla variante al Regolamento Urbanistico

No alla variante urbanistica: ecco i perchè

Il Comune di Pisa ha adottato e poi approvato con delibera dell’11 dicembre 2009 una variante al Regolamento Urbanistico (piano regolatore) che, per quanto presentata come provvedimento di portata circoscritta, relativa a situazioni ed aree in cui vecchie previsioni non sono ancora state attuate, consente ad una nuova pesante ondata di cemento di abbattersi sulla città.
Nonostante le osservazioni fatte da comitati, singoli cittadini, architetti, studiosi, Legambiente, che evidenziavano come i contenuti della variante non fossero coerenti con gli indirizzi e le diverse disposizioni del piano strutturale del 1998, e con tutta una serie di disposizioni normative in materia di valutazione degli effetti ambientali, il Comune ha continuato imperterrito per la propria strada, evidentemente più sensibile alle esigenze dei costruttori che a quelle della cittadinanza.
Con la variante sono previsti oltre duemila nuovi appartamenti, a fronte di una popolazione in calo, e l’edificazione di spazi che potrebbero essere preziosi per la riqualificazione della città o che, addirittura, già sono aree verdi o di servizio.

Ecco i punti principali oggetto di osservazioni:

A fronte di tutto questo Legambiente, gli altri comitati spontaneamente costituiti, e singoli cittadini dopo aver visto ignorate le decine di osservazioni presentate, hanno deciso di percorrere la strada del ricorso al TAR, considerato il gran numero di forzature formali che la variante ha compiuto, e chiedono ai cittadini di sostenere fattivamente l’iniziativa del ricorso.

I motivi di avversione, che hanno spinto i cittadini a ricorrere al TAR per l’annullamento dell’atto sono sia di natura formale che sostanziale. L’insieme delle due componenti determina una valutazione politica negativa della variante. Il ricorso al TAR è per sua natura necessariamente riferito agli aspetti formali, ma è motivato da quelli sostanziali.

I rilievi principali di ordine formale sono riferiti al fatto che il provvedimento presenta contenuti tipici di un Piano Strutturale (più generale e d'insieme rispetto al Regolamento Urbanistico), del quale però non intende seguire gli aspetti formali e procedimentali; e all’assenza di adeguate valutazione degli effetti ambientali, sociali e paesaggistici.
Immaginiamo che la ragione per la quale si è rinunciato ad una variante di aggiornamento del Piano Strutturale: avendo ormai annunciato l’iniziativa di un piano strutturale d’area, da considerarsi come effettiva importante conquista rispetto alla precedente situazione frammentaria, si è ritenuto inopportuno legare le sorti degli obiettivi locali (alcuni di questi certamente rispettabili, come la creazione di nuova edilizia residenziale pubblica o di una nuova offerta di residenza specialistica per studenti) alle sorti incerte di un procedimento lungo e complesso.
L’amministrazione ha dunque preferito anticipare i contenuti di proprio interesse collocandoli impropriamente in una variante del solo Regolamento Urbanistico. Questo comportamento risulta politicamente esecrabile proprio perché nega il valore del piano d’area e potrebbe stimolare comportamenti analoghi degli altri partner territoriali.

Un punto sostanziale di opposizione è la mancata partecipazione dei cittadini. La partecipazione non è un fatto formale, un piccolo fastidio imposto dalle leggi, da superare prima che si può. La partecipazione - in particolare quella inquadrata nel procedimento di valutazione integrata - deve essere un modello secondo il quale l’amministrazione in modo trasparente esprime inizialmente i propri obiettivi, dei quali offre subito un’analisi di impatto, aprendosi ai contributi dei cittadini e degli enti; poi passa alla definizione del progetto di variante, tenuto conto dei contributi pervenuti e di tale contenuto offre una esaustiva analisi degli effetti analitici e complessivi sul sistema territoriale.
Condizioni perché la partecipazione sia assicurata sono:

Bene, nel percorso seguito dalla variante si sono riscontrati evidenti difetti su tutti questi terreni. Le tanto sbandierate assemblee sono stati momenti di mera comunicazione, non certo di apertura al contributo dei cittadini. Poi basti pensare al titolo che è rimasto quello dell’avvio del procedimento e dunque riferito alle sole aree andate a decadenza, mentre nei contenuti la dimensione di progetto di queste aree è risultata assolutamente minoritaria rispetto ad aree che non erano presenti nel vecchio RU (o comunque non con le destinazioni poi assunte) e che sono state inserite successivamente nel provvedimento, secondo convenienza. Questo ha creato un vulnus nel processo partecipativo, in quanto una parte dell’opinione pubblica non ha avuto lo stimolo necessario per andare a verificare i contenuti della variante.

Un altro fattore di netta avversione è il fatto che la variante determina incremento di carico urbanistico non compensato da incremento di standard, mentre si afferma il contrario.

L’assessore Cerri ha mosso rilievi politici al ricorso, accusando i promotori di opposizione allo sviluppo. Accettiamo volentieri il confronto su questi temi e riteniamo opportuno rispondere punto per punto.
Afferma Cerri che la variante ha “cercato di rispondere a quattro gruppi di domande:

  1. “Arricchire i nostri quartieri di verde e parcheggi pubblici, piazze, percorsi ciclabili…per migliorare la qualità della vita dei cittadini.”
    Per realizzare questo obiettivo non c’era bisogno di alcuna variante. Bastava confermare le previsioni decadute, comprese quelle di standard, senza alzare – in maniera discrezionale e disomogenea – gli indici di edificabilità. Peraltro otto anni di attuazione del Regolamento urbanistico avrebbero dovuto produrre, a nostro avviso, una approfondita riflessione sulla qualità e quantità delle dotazioni di “standard” prodotti e sulla loro effettiva valenza pubblica, tutta da dimostrare. In ogni caso gli scarsi elementi di bilancio prodotti dimostrano che non c’è alcuna proporzionalità tra volumi edilizi realizzati e aree “pubbliche” prodotte.
  2. “Rispondere concretamente alla crescente domanda di edilizia sociale”
    I numeri espressi da Cerri portano a un totale di 621 alloggi di edilizia residenziale pubblica. La variante prevede 2350 nuovi alloggi. Dunque l’incidenza pubblico/privato è del 25% circa. L’altro 75% cos’è?
  3. “Realizzare oltre 700 posti letto per studenti”
    Condividiamo l’avvio di una qualche politica pubblica relativamente all’incremento di offerta di alloggi per studenti, la cui domanda come noto è il principale motore dei prezzi delle abitazioni a Pisa. Ricordiamo però che il Piano strutturale del 1998 – quello ormai ritenuto superato dalla Giunta – indicava ben altre risposte, localizzando nel sistema delle caserme 1800 posti letto e 900 al posto delle scuole di via B.Croce (o in alternativa a questo, 400 alloggi nell’ex ricovero di via Garibaldi (vedi cap.7.2 della relazione di Piano Strutturale). Tutte indicazioni del tutto dimenticate (e non da oggi).
  4. “Dare un risposta significativa alla domanda di Impianti Sportivi”
    Il Regolamento urbanistico 2001 opera una scelta chiara destinando all’impiantistica sportiva le aree a tergo del CUS in via del Brennero. Dunque c’erano spazi e previsioni per dare la risposta indicata, ma si sono preferite nuove localizzazioni.

Ma è proprio la concezione generale dello sviluppo che sta dietro la variante che ci appare vecchia e pericolosa. Vecchia, perché non si rende conto che i problemi di Pisa stanno da un’altra parte e cioè nella caduta della qualità della vita dei cittadini, a causa di fenomeni sociali e ambientali del tutto non gestiti dall’amministrazione, che inducono i pisani alla fuga.
Pericolosa perché il rimedio sarebbe peggiore del male: una nuova ondata di cemento che satura gli spazi liberi interni al corpo urbano, ed in particolare nella periferia, attirando dal centro a questa ulteriori fasce di cittadini e dunque aggravando tutti i fenomeni negativi sia del centro che della periferia stessa (il traffico automobilistico su tutti).
Uno sviluppo economico basato solo sulla speculazione immobiliare a vita breve, è molto fragile (la Spagna insegna) e produce disastri ambientali e sociali.
In definitiva appare come la variante non abbia la percezione dei fenomeni in corso. Dalla Relazione tecnica della variante ed in riferimento al solo anno 2007, si ricava che la popolazione è passata dagli 87.166 al 1° gennaio a 87.461 unità al 31 dicembre (+295).
Tale saldo è il risultato tra della somma algebrica tra
-332 (saldo naturale)
-615 (saldo migratorio con altri comuni)
-1217 (saldo migratorio con l’estero)
Dunque si può affermare con certezza che il recupero di residenti è dovuto quasi esclusivamente alla regolarizzazione di immigrati, mentre continua il trasferimento dei pisani in altri comuni. Di questo dato non si è minimamente fatto cenno nelle riflessioni inerenti la crescita del numero di famiglie (e la riduzione della consistenza media) che hanno fornito la giustificazione per le nuove previsioni di sviluppo. In altre parole: quanta parte delle previsioni “di sviluppo” per dirla con Cerri, è diretta a dare risposta alla domanda di abitazioni dei nuovi residenti extracomunitari? Crediamo nessuna.

Per spiegare il perchè di questa iniziativa, e per raccogliere i contributi in suo sostegno, nelle prossime settimane saranno organizzate assemblee pubbliche in vari quartieri.

Per chi volesse aderire e contribuire, per mettersi in contatto con noi può rivolgersi in orario d'ufficio a:

Avv. Ornella Aglioti – via S.Marta, 57 – 050970393

Legambiente Pisa – via S.Lorenzo, 38 – 050553435