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Progetto "Asakhane Bomake" per Shewula

Asakhane Bomake e’ un progetto per lo sviluppo dell’artigianato nella Comunita’ di Shewula, Swaziland.

Shewula e’ una comunità africana che vive ancora delle sue tradizioni, come moltissime altre nella grande savana a sud del Sahara: ottocento famiglie di agricoltori–allevatori disseminate lungo l’altopiano delle Lubombo Mountains, tra lo Swaziland ed il Mozambico.

Fiera delle sue tradizioni e della sua storia, ma anche delle sue scuole – due primarie e una secondaria –, del suo Centro di Salute,  del suo “Mountain Camp”, una struttura di accoglienza per turisti e visitatori, interamente costruita con geometrie e materiali locali e gestita dalla comunità stessa.

Immagine: cartina di Swaziland Immagine: bambini a scuola

Progetto “Asakhane Bomake”
Shewula (Swaziland)

Il futuro di molte comunità africane è oggi minacciato dagli effetti devastanti dell’AIDS. In Swaziland, come in quasi tutta l’Africa Australe, tra il 20 e il 25% della popolazione e’ siero–positiva, e la fascia più colpita è la generazione di mezzo, quella dei genitori. Il problema degli orfani sta assumendo per questo le dimensioni di una catastrofe sociale….

…a Shewula, su una popolazione di 8.000 abitanti, gli orfani sono oltre 400, ed il loro numero e’ in costante crescita.

Il sistema tradizionale di sicurezza ed assistenza sociale basato sui vincoli di solidarietà tra vicini e nella famiglia allargata finora ha retto. La famiglia che si fa carico degli orfani, però, spesso non è in grado di pagare per la loro scuola, perché a Shewula l’istruzione, anche quella primaria, è un lusso e non un diritto, dopo un decennio e più di “cure” neo–liberali imposte dai vari FMI e Banca Mondiale in nome della competitività. Ci vogliono 200–300 Emalangeni (35–50 euro) per pagare un anno di scuola elementare ad un bambino, e per molte famiglie ciò equivale al reddito monetario mensile.

Il progetto “ASAKHANE BOMAKE” (“Lavoriamo insieme, donne !”) ha come obiettivo quello della valorizzazione dell’artigianato tradizionale come fonte di reddito per le famiglie vulnerabili della comunità di Shewula colpite dall’epidemia di AIDS. In particolare, il progetto vuole migliorare in qualità e volume l’offerta di  artigianato prodotto dalle donne, nel quadro del programma di turismo gestito dalla comunità stessa, ed inoltre creare un efficiente sistema di distribuzione e vendita dei prodotti artigianali tipici, sviluppando il mercato locale ed aprendo un canale di commercializzazione verso l’Italia attraverso la rete del commercio equo e solidale.

Gli oggetti in fibre naturali fanno parte della tradizione di Shewula.

Immagine: uomo al lavoro Immagine: donna al lavoro

La produzione degli oggetti in legno è invece tradizionalmente effettuata solo dagli uomini.

Le donne, grazie alla loro produzione e vendita all’interno della Comunità, riescono a procurarsi una fonte di entrata che le permette di mandare avanti la famiglia. Gli oggetti in fibre naturali possono essere prodotti con due tipi diversi di fibre: graminacee (Likhasi) e agave (sisal). Il likhasi non viene reperito localmente ma viene acquistato presso il mercato di Manzini (la più vicina città a circa 2 ore di macchina), per cui gli oggetti prodotti con tale materiale sono più rari e più costosi.

Il materiale con il quale sono prodotti gli oggetti in legno è chiamato Umkhuhlu ed è un particolare tipo di legno reperito localmente nella boscaglia della comunità di Shewula. Per evitare problemi di deforestazione all’interno della comunità è stato organizzato un progetto di mantenimento delle risorse naturali che prevede, tra le altre cose, la riforestazione delle zone più degradate. Tali zone non sono infrequenti anche a causa del problema della scarsità d’acqua con il quale la comunità si trova a combattere tutti i giorni.

Il progetto prevede innanzitutto la creazione di una associazione “Shewula Handicraft Association”, composta inizialmente da 20 donne–capofamiglia, in condizioni di elevata vulnerabilità con orfani a carico, che hanno nella vendita di prodotti artigianali la loro unica o principale fonte di reddito. La raccolta di fondi finanzierà poi la creazione di un Centro per l’Artigianato Tradizionale. Sarà costruito ed arredato un edificio ispirato alla architettura tradizionale, in pietra e tetto di paglia. Il Centro servirà come esposizione permanente e vendita dei prodotti, e per la dimostrazione delle tecniche tradizionali di produzione per visitatori, turisti, scuole. Il progetto finanzierà anche la formazione locale, che sarà effettuata da personale Swazi dotato di particolare esperienza e capacità.

Contemporaneamente, Circolo Alex Langer, Circolo Legambiente Pisa e Chiodofisso, si occupano in Italia della realizzazione di iniziative pubbliche di presentazione del progetto e della introduzione e promozione dei prodotti nella rete di vendita delle Botteghe del Mondo della Toscana.

Immagine: scuola
Per molti orfani da AIDS andare a scuola è garanzia di pasto quotidiano e speranza per il futuro
Immagine: artigiane
Per le donne del villaggio la piccola imprenditoria artigianale garantisce l'autosufficienza economica
Immagine: semi
Mentre nelle pianure si estendono le monoculture delle multinazionali, per il villaggio è importante conservare i semi delle piante commestibili locali e mantenerne la produzione
Immagine: pozzo protetto
La produzione agricola ha bisogno di nuovi pozzi
Immagine: un disegno
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